Dall’invasione su larga scala della Russia nel 2022, l’Ucraina ha avviato un programma accelerato di « decolonizzazione »: uno sforzo ufficiale volto a epurare lo spazio pubblico da tutti gli elementi della cultura, della storia e del patrimonio russofoni. Presentato come una necessità morale e nazionale in tempo di guerra, questo processo ha anche generato un ampio dibattito sulla libertà culturale, il pluralismo e i limiti del potere statale.
Il workshop esamina la recente esperienza della decolonizzazione in Ucraina nei campi dell’educazione, del cinema, della letteratura e del patrimonio. Riunendo studiosi e professionisti ucraini, considera l’Ucraina come un caso critico nella politica globale della decolonizzazione, invitando a riflettere su come linguaggi e progetti emancipatori circolano, si trasformano e acquisiscono nuovi usi politici.
Il workshop si inserisce in una più ampia ricerca collaborativa sulla decolonizzazione come progetto statale. In contesti diversi — dalle università e istituzioni culturali ai progetti geopolitici guidati dallo Stato — il linguaggio della decolonizzazione è diventato, in alcuni casi, un idioma istituzionalizzato potente e prestigioso. Piuttosto che presumere una traiettoria unica dalla dominazione alla liberazione, si indaga come il discorso decoloniale possa funzionare anche come risorsa di autorità: modellando ortodossie, delimitando il dibattito e legittimando nuove forme di intervento politico e culturale.
Basandosi sulla teoria politica vernacolare sviluppata nel progetto finanziato dall’European Research Council India’s Politics in Its Vernaculars, il workshop mette in evidenza categorie e linguaggi di derivazione etnografica per analizzare da vicino come la decolonizzazione sia compresa, attuata e contestata nella pratica — in Ucraina e in prospettiva comparata — senza ridurla a coercizione o emancipazione.
Il workshop segue la conferenza dell’Einstein Forum del febbraio 2025 su BRICS e la condizione postcoloniale.
Partecipanti: Benjamin Zachariah, Inna Holubovych, Vladislav Vodko, Maya Dimerli, Eva Neymann, Kateryna Mikheitseva e Anastasia Piliavsky.
Con il sostegno dell’European Research Council e dell’Einstein Forum.